Maneskin, il significato di questa parola danese

Ecco come è nato, come si pronuncia e cosa significa il nome del gruppo che ha vinto il 71° Festival di Sanremo è il danese

I Maneskin con il loro Zitti e Buoni hanno vinto – per alcuni inaspettatamente – il 71° Festival di Sanremo. Da anni questa band colleziona una serie di successi discografici, ma in molti non sanno davvero cosa significhi il loro nome.

Partiamo dal modo in cui dovremmo scriverlo, dalla grafia: Måneskin con quel segnetto grafico sopra la prima a; certo non è semplice ogni volta andare a pescare quella lettera così esotica ai nostri occhi e per praticità (ma non solo) anche in questo articolo lo scriveremo con la a che ci risulta più familiare.

Per la pronuncia invece occorrerebbe prestare attenzione – (quasi) nessuno lo fa in Italia – a questa a con il segnetto che non coincide con la nostra a di casa. L’accento tonico inoltre, se sbagliato, rischia di far suonare il nome della band come un gruppo di violenti, manèschi; invece no, l’accento cade proprio sulla a, quindi màneskin.

Come potrete immaginare non si tratta di una parola in inglese, ma bensì di un termine danese. Perché questa lingua? Beh, banalmente perché Victoria De Angelis, la bassista del gruppo, è di origini danesi, nonostante sia nata a Roma; proprio lei, dovendo scegliere un nome per il gruppo, ha proposto questa parola che è stata apprezzata dagli altri componenti.

Veniamo quindi al significato che è, come ricordato più volte anche dai Maneskin stessi, chiaro di luna. Se si scompone la parola in due, si intuisce la parentela linguistica relativamente stretta fra danese e inglese: in måne + skin chi mastica un po’ della lingua di Oltremanica potrebbe intravedere una certa somiglianza con moon + skin (in questo caso pelle di luna).

Al di là del fatto che viene parlata in Danimarca, cosa sappiamo sul danese? In occasione della vittoria dei Maneskin a Sanremo abbiamo selezionato cinque pillole su questa lingua.

  • La famigghia è importante

Sì, la famiglia è importante e anche le lingue ci tengono come vi abbiamo spiegato qui. Il danese appartiene alle lingue germaniche settentrionali o scandinave, un gruppo indoeuropeo che comprende anche il norvegese e lo svedese, ma attenzione non il finlandese che è invece una lingua uralica. Quindi il danese, per quanto ci possa sembrare molto diverso dall’italiano, è in realtà cugino della nostra lingua.

  • Dove si parla

Non solo in Danimarca, ma anche in Groenlandia e in Germania dove gli è stato riconosciuto lo status di minoranza linguistica. Non tutti lo sanno, ma il danese è anche parlato curiosamente in Islanda; questo perché l’isola rientrava nei possedimenti coloniali della Danimarca.

  • Quante vocali

Lo si intuisce già da quella a di Maneskin che le vocali non sono una faccenda semplice da gestire in danese. Infatti, questa lingua ne comprende 27, quindi ben venti in più dell’italiano.

  • La formazione e l’ordine delle parole

La morfologia, cioè il modo in cui vengono formate le parole, è moderatamente flessiva e il loro ordine nella frase è prevalentemente quello SVO (soggetto, verbo, complemento). Insomma, piuttosto simile all’italiano: anche in danese, quindi, è possibile trovare (semplificando) frasi tipo Luca ha comprato un cellulare nuovo (cattivo Luca, esistono quelli rigenerati, che hanno un impatto minore!).

  • L’unicità dello stød

Stød significa letteralmente spinta ed è una caratteristica tipica del danese che consiste – anche qui non possiamo complicarla troppo – in una produzione particolare di alcuni suoni che coinvolge maggiormente la laringe.

(Foto: Instagram @maneskinofficial).