5 plausibilissime cause del coronavirus (parte II)

Ammettetelo: anche voi avete sentito almeno una teoria strampalata sull’origine della pandemia da Coronavirus

Il Coronavirus non accenna a volerci lasciare in pace con conseguenze gravi per noi e per chi amiamo. La serietà della situazione porta tutti noi a ragionare sulle sue cause con esiti spesso rocamboleschi. Saltano fuori ovunque psicocomplotti o meglio PsicoCoronaComplotti. Nei giorni scorsi ne abbiamo raccolti alcuni e li trovate qui.

Oggi ve ne raccontiamo altri cinque, alcuni sentiti qui e lì nei vari discorsi semiseri, altri frutto della fantasia più improbabile. Attenzione: ricordatevi – è essenziale – di leggere anche le avvertenze alla fine dell’articolo.

PsicoCoronaComplotto #1: le food blogger

Sì, loro: armate di wok e smartphone, stanche dei pochi click sulle loro videoricette, si sono riunite e se la sono studiata per bene per aumentare esponenzialmente le visualizzazioni.

«MasterChef, La Prova del Cuoco e 4 Ristoranti ce li pappiamo con sto vairus qui» si sarebbero dette nella penombra della sala di un super evento dedicato al cibo.

Bum, pandemia, cattività nazionale e ora siamo tutti lì a cliccare le ricette più impensabili. Latte alla canapa, pancake, parmigggiane e pizze di tutte le fogge affollano le nostre story di Instagram: si cucina di tutto pur di sfuggire alla noia che impongono le giornate chiusi in casa.

Ma non contente, le foodfurbette hanno fatto di più: aleggia, infatti, l’ipotesi di un accordo commerciale. Con chi? Ma ovvio, con i “cugggini” nutrizionisti e dietisti che già pregustano il sapore di parcelle stellari per riportare tutti noi, poveri prigionieri chiattoni, in forma in vista della prova costume (che peraltro di sto passo faremo sul balcone, per chi ce l’ha).

PsicoCoronaComplotto #2: le videochiamate

Ma come non pensarci? I produttori di software e app per videochiamate e videoconferenze: ci sono loro dietro al Coronavirus!

E l’hanno pensata proprio bene perché in questi giorni ci videochiamiamo per tutto, ma proprio tutto. Riunione? E videochiama. Aperitivo? Ma sì, videochiamiamoci. Il coniglio nano testa di ariete rosicchia una carota? Ma wow, commentiamo insieme in videochiamata.

La fame di volti amici è forte e non viene soddisfatta dalle diecimila story quotidiane sui vari social.

La cosa ulteriormente curiosa è che videochiamiamo anche chi non chiamavamo da tre mesi. Sì, perché ora c’ho tempo. Salvo poi finire in videoconcili con dieci o più partecipanti in cui il segnale non regge, tutti si sovrappongono e non ci capisco più una mazza. Finisco per restare in piedi di fronte allo smartphone, aspettando il mio turno, fermo, proprio come in una foto di Instagram. Storie di contemporanea involuzione tecnologica.

PsicoCoronaComplotto #3: gli studenti

No, gli scioperi ambientali non erano più sufficienti. Perché saltare un venerdì ogni tanto quando puoi fare sega/bigiare/marinare/tagliare/fare puffi (ci scriveremo un articolo sui vari modi di dire saltare scuola!) fino alla fine dell’anno senza bisogno di giustificare?

Ci voleva qualcosa di più radicale e così quei piccoli furfantelli se la sono studiata per benino. Ora sì che si sta proprio ‘na pacchia: niente compiti, niente interrogazioni e l’unica campanella che suona è quella delle notifiche di Tik Tok. Un 2020 da incorniciare, insomma.

Non tutti festeggiano, però. Già, perché questa strategia ha fregato gli “studenti modello dell’ultima ora”, quelli che non aprono un libro per i primi sei mesi e puntano tutto su aprile e maggio per strappare una promozione. E adesso come si fa senza questi due mesi salvifici? Un bel problema, ma si spera comunque nell’assoluzione scolastica plenaria.

PsicoCoronaComplotto #4: i produttori di tute

Si sono mossi inosservati tra le pieghe del mercato per anni. E poiché le rivisitazioni in chiave fashion della tuta non hanno dato i frutti sperati, hanno ben pensato a un modo per riportare in auge questo capo d’abbigliamento.

Ben fatto: oggi è il must have per eccellenza dentro e fuori casa. Siamo intutati in ogni circostanza e abbiamo riscoperto che – tutto sommato – in tuta si sta bene assai. Morbide, comode, senza particolari problemi di abbinamento: e chi ce le toglie più di dosso adesso?

Ma io mi domando: ci voleva una pandemia per rendersi conto che comodo è bello? A quanto pare, sì. O meglio ci voleva una ricodificazione generale di ciò che è davvero importante nel corso di una giornata; è solo un caso che ci siano finite in mezzo tute, tutine e pantofole a discapito di pantaloni super iper mega skinny, tacchi vertiginosi e soffocanti cravatte dalle fantasie tristanzuole.

PsicoCoronaComplotto #5: i creatori di meme 

La Megxit? Barbara d’Urso e Luigi di Maio? Macché, questi soggetti non davano abbastanza soddisfazione ai creatori di meme. Ci voleva una super rivoluzione mondiale, un vairus con annessa quarantena – che per inciso abbiamo inventato noi italiani, come vi abbiamo raccontato qui – per dare libero sfogo a tutta la loro creatività.

E così in questi giorni per ogni articolo di giornale sul tema, circolano almeno dieci meme. Si scherza, si sdrammatizza, come è normale che sia per noi scimmie impaurite. Alcuni, esilaranti, li trovate nella gallery qui sotto: dagli effetti della quarantena ai personaggi famosi, passando per gli escamotage per uscire un po’ di casa.

AVVERTENZA PER TUTTI I LETTORI

Il testo che avete letto:

1. è frutto della fantasia, un semplice gioco;

2. spera di stimolare qualche sorriso in questi giorni di apprensione;

3. non vuole sminuire chi per il coronavirus ha sofferto o sta soffrendo;

4. non ridicolizza il virus e i suoi effetti, ma sorride sulle congetture a volte strampalate che si sentono sulle sue possibili cause.