Baby talk, come parlare con i bambini piccoli?

Se lo è chiesto una ricerca americana che ha studiato quale stile comunicativo aiuti di più i neonati a sviluppare il linguaggio

Non è raro definire – nei migliori dei casi – buffo un adulto che parla con un neonato. Tendiamo a usare, infatti, un tono singolare, un ritmo specifico, ad allungare alcuni suoni, in genere le vocali. Per capirci, un po’ come il balenese di Dory, la pesciolina smemorata del film di animazione Alla ricerca di Nemo.

Ecco, ma serve a qualcosa questo modo di parlare? Una ricerca della University of Florida e della McGill University, pubblicata sul Journal of Speech, Language, and Hearing Research, sembra indicare che sì, uno stile comunicativo con determinate caratteristiche potrebbe stimolare la produzione linguistica dei più piccoli.

Le tappe linguistiche dei neonati

Alcuni di voi l’avranno notato: c’è un percorso nello sviluppo delle capacità linguistiche di ogni bambino. Sebbene ogni individuo abbia le sue specificità, ci sono elementi che accomunano molti neonati.

Si parte con i vagiti che sono un segnale sonoro che permette, insieme al pianto, di comunicare alcuni bisogni primari essenzialmente ai genitori, principali interlocutori nei primi tre mesi di vita. Poi, tra i 3 e i 6 mesi, arrivano i suoni vocalici, che spesso coincidono grossomodo con la a e la e, per poi approdare ai primi suoni consonantici che in genere coincidono con le cosiddette consonanti occlusive e con la laterale /l/. Siamo soliti quindi sentire i bambini piccoli fare ghe-ghe, la-la, ta-ta: insomma, quello che si è soliti chiamare lallazione, che esordisce nel periodo 6-8 mesi. Verso i nove mesi arriva anche il momento delle lacrime di gioia per la mamma: è questo il periodo in cui i bambini iniziano a produrre la nasale bilabiale /m/, che permette di pronunciare la parola mamma (su questo aspetto potete anche leggere questo nostro articolo).

Verso l’anno e mezzo i bambini in media sanno produrre da una decina alla cinquantina di parole; si tratta comprensibilmente di termini semplici e che riguardano la loro quotidianità. Non sentirete insomma vostro figlio dire autotrasportatore (anche se alcuni termini vengono inventati, con esiti piuttosto buffi).

Dopo le parole arrivano frasi dalla struttura semplice, inizialmente prive di verbi declinati, poi con il tempo anche questi aspetti sintattici si perfezionano.

Cosa possono fare i genitori

La ricerca delle università americane ha cercato di mettere a fuoco cosa possono fare i genitori per agevolare il percorso che abbiamo appena descritto in modo semplificato. Ecco, tre elementi sono significativi a questo proposito: parlare con un tono di voce un po’ più alto, procedere con un ritmo lento e scandire bene i suoni delle parole che rivolgiamo ai piccoli. Sì, proprio un po’ come fa Dory con il suo balenese in questo video (ma senza l’effetto grottesco della variazione dell’intonazione).

Un’accortezza, questa, che i bambini sembrano apprezzare soprattutto tra i sei e gli otto mesi, mentre risulta meno rilevante nel periodo precedente.