Ma il verbo vacanzare esiste o no?

Per alcuni potrebbe essere sorprendente ma, sebbene poco comune, il verbo vacanzare esiste e si trova anche nei dizionari

Da quando siamo molto piccoli, finita la scuola, abbiamo familiarizzato con la parola vacanza. Insomma, l’assenza dei doveri scolastici quotidiani e poi, una volta adulti, delle attività lavorative. Un concetto fondamentale per la vita di tutti noi: la vacanza è una variazione sul tema di quella quotidianità che talvolta ci opprime un po’. Non a caso, se le cose non filano liscio, diciamo «ho bisogno di una vacanza». Eppure, credo che pochi di noi abbiamo scritto o pronunciato il verbo vacanzare.

«Capo, io quest’anno vorrei vacanzare a luglio, se possibile». Uhm, probabilmente il capo vi guarderebbe con un sopracciglio un po’ inarcato. Ma in qualche modo a torto. Sì, perché questo verbo in realtà esiste e compare anche nel Nuovo Devoto Oli che ne data la comparsa al Novecento e lo classifica come “poco comune”. Si tratta di un verbo intransitivo – ripetiamolo insieme: non può quindi reggere un complemento oggetto – e quindi non posso dire «io ti vacanzo». Ma «dal 12 di luglio vacanzo», sì, si può dire; o meglio, il nostro sistema linguistico, anche se Word lo segna in rosso, lo contempla.

La sua scarsa diffusione – come dicevamo poco prima pochi di noi l’avranno sentito – è indice del fatto che finora non ha riscosso un gran successo. Però, ecco, con la nostra naturale tendenza a risparmiare materiale fonetico – suoni, quindi energie – non è detto che un domani possa diventare la forma preferita (facciamo diventare virale #iovacanzo?).

Qualche curiosità sulla parola vacanza

Veniamo ora all’angolo delle curiosità sfiziose.

Vacanza è senza dubbio una parola familiare: tanto che la versione digitale del Nuovo De Mauro le assegna l’etichetta “fondamentale”, quella riservata alle parole che ricorrono con una frequenza molto alta.

Ricorre in alcune espressioni cosiddette polirematiche; in soldoni: prendi due parole, le metti insieme e il loro significato cambia (fra poco capiamo con un esempio). Le due citate dal De Mauro sono: «mandare il cervello in vacanza» che significa essenzialmente non pensare, e «morte in vacanza» usato scherzosamente per indicare una persona dall’aspetto poco in salute.

Grazie al dizionario etimologico Le Monnier scopriamo anche che questa parola circola dal Trecento e deriva di fatto da vacante che a sua volta è figlio del latino vacāre, verboche significava essere vuoto (da qui un posto vacante ma anche l’espressione horror vacui, il terrore del vuoto), essere libero e avere tempo.

Libertà, tempo a disposizione, e assenza degli impegni della quotidianità: insomma, che voglia di vacanzare!

(Foto: unsplash.com).